giovedì 30 ottobre 2014

L'eredità di Roma. Storia d'Europa dal 400 al 1000 d.c.

L'eredità di Roma
Storia d'Europa dal 400 al 1000 d.C.
di Chris Wickham
Traduzione di Renato Riccardi
pp. 784, € 38,00
Laterza, 2014
ISBN: 9788858114094

Dopo il crollo dell’impero romano d’Occidente, dal V al X secolo, sullo sfondo di un’Europa ampia che va dall’Irlanda a Costantinopoli e alla Russia, dalla Scandinavia a tutta l’area mediterranea, si incontrano, si scontrano, si organizzano popoli diversi come i Goti, i Franchi, i Vandali, i Bizantini, gli Arabi, i Vichinghi. Sono loro i protagonisti dell’Occidente post-romano, dell’impero bizantino e degli imperi d’Oriente, dell’impero carolingio e post-carolingio. Saranno loro a dare una nuova forma al mondo dopo Roma: tutti si dovranno confrontare con la sua eredità, mediandola, traendone spunto, rinnegandola. Solo dopo sei secoli dal tracollo dell’impero, l’ombra di Roma comincerà così lentamente a scomparire.
L’alto Medioevo è stato spesso ridotto dalla storiografia tradizionale a puro intermezzo temporale tra l’impero romano e l’alba del Rinascimento, o all’opposto esaltato come origine quasi mitica delle identità nazionali europee. Per la prima volta un grande storico restituisce la complessità, i cambiamenti sociali, politici, culturali di un pezzo di storia spesso trascurato, dove l’Europa odierna affonda le sue radici.
Chris Wickham insegna Storia medievale all’Università di Oxford ed è Fellow presso l’All Souls College e la British Academy. La sua principale area di ricerca è l’Italia medievale, con particolare attenzione all’Italia centrale e alla Toscana. Il suo libro Framing the Early Middle Ages del 2005 (edizione italiana Le società dell’alto medioevo, Roma 2009) ha vinto il Wolfson History Prize, il Deutscher Memorial Prize e il James Henry Breasted Prize dell’American Historical Association.Tra le altre sue opere tradotte in italiano, Roma medievale. Crisi e stabilità di una città, 900-1150 (Roma 2013).

mercoledì 29 ottobre 2014

I racconti della tavola

I racconti della tavola
di Massimo Montanari
pp. 232, € 18,00
Laterza, 2014
ISBN: 9788858114032

Silenzio, si ascolta. Lasciamoci avvolgere dalle parole. Raccontano storie divertenti, drammatiche, edificanti o semplicemente curiose attorno a un tema centrale della vita di tutti, di sempre: il cibo e la sua condivisione, a tavola o altrove.
Pavia, qualche anno dopo il 774. Alla tavola di Carlo Magno, che festeggia la vittoria sui Longobardi, si insinua di nascosto Adelchi, il principe sconfitto. Ma perché si ingegna a spezzare diligentemente tutte le ossa di cervo, di orso e di bue che restano nei piatti?
Fonte Avellana, XI secolo. Pier Damiani è malato da tempo. Il suo corpo è debilitato perché nell’eremo il cibo scarseggia, in particolare manca il pesce. I confratelli insistono perché mangi carne, ma lui li rassicura: abbiate fede, il pesce prima o poi arriverà. Sarà Dio stesso a pensarci.
Alessandria d’Egitto, XIII secolo. Il cuoco Fabrat vede comparire un povero con un pane in mano. Non ha soldi per comprare altro cibo, tiene il pane sopra la pentola e intercetta il fumo che sale. Fabrat non è di buon umore; si rivolge al povero con modi sgarbati e gli dice: adesso pagami «di ciò che tu hai preso del mio». Il povero si schermisce: ma scusa, io non ho preso dalla tua cucina altro che fumo. Fabrat non molla: pagami quello che mi hai preso.
Come andrà a finire?
E che avventure sono quelle di Dante Alighieri ospite del re di Napoli, del contadino Bertoldo in fin di vita per non avere rape da mangiare, dei castelli di zucchero presentati al banchetto di nozze del signore di Bologna, del cuoco Martino che lavora a tu per tu con l’umanista Platina?
Si leggono d’un fiato le storie di questo libro, senza perderne una.
Massimo Montanari insegna Storia medievale e Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna, dove è anche direttore del Master “Storia e cultura dell’alimentazione”. Fra i suoi lavori più importanti: L’alimentazione contadina nell’alto Medioevo (Napoli 1979); Campagne medievali (Torino 1984); Atlante dell’alimentazione e della gastronomia (curato con F. Sabban, Torino 2004).

martedì 28 ottobre 2014

La meretrice di Costanza

La meretrice di Costanza
di Iny Lorentz
pp. 528, € 13,90
Beat Edizioni, 2014
ISBN: 978-88-655-9215-1

Germania, 1410. Marie Schärer, figlia unica di mastro Matthis, è una ragazza di straordinaria bellezza, con il suo volto angelico, i grandi occhi color fiordaliso, i lunghi capelli biondi, il naso ben disegnato e la bocca appena arcuata, rossa come i papaveri. È inoltre erede di una cospicua fortuna, accumulata da mastro Matthis grazie ai suoi commerci con l’estero, così profittevoli da permettergli, oltre alla dimora di Costanza, un’altra residenza estiva nella zona delle famiglie più altolocate e un bel podere nei pressi di Meersburg, con alcuni tra i più prosperi vigneti sulla costa settentrionale del lago. Naturale dunque che la fanciulla, diciassettenne, sia chiesta in sposa dal Magister Ruppertus, giovane erudito di appena ventiquattro anni appartenente già alla cerchia dei consiglieri del vescovo di Costanza. Naturale anche che Mastro Matthis acconsenta subito alla richiesta. Ruppertus Splendidus è il frutto della relazione del conte Heinrich von Keilburg con una serva. Non ha dunque diritto all’eredità del padre che spetta al figlio legittimo. Tuttavia, si occupa stabilmente degli affari del conte – uno degli uomini più potenti dell’antico ducato di Svevia e suddito dell’imperatore – e, nonostante la sua giovane età, è già un noto avvocato con la prospettiva di un futuro radioso davanti a sé.
Dopo la stesura delle clausole del contratto matrimoniale – come si conviene a un’epoca che può pretendere sia messa per iscritto e debitamente firmata l’illibatezza della futura sposa – alla vigilia delle nozze accade qualcosa di sconvolgente e irreparabile. Ruppertus Splendidus piomba a casa di mastro Matthis con dei testimoni che mendacemente affermano di aver giaciuto con Marie in cambio di miseri doni. Appellandosi alle leggi della santa Chiesa e dell’imperatore, per le quali a una donna accusata di prostituzione non è concesso stare sotto un tetto onorato, il Magister Ruppertus trascina Marie in prigione, dove la ragazza subisce violenza da uomini rozzi e senza scrupoli.
Condannata per adulterio, la bella figlia di mastro Matthis conosce l'esilio. Sola, in fin di vita, privata della dignità e dell'innocenza, sa di essere ormai perduta, ma la sorte le viene in soccorso: Hiltrud, una prostituta itinerante, la incontra sul suo cammino e, colpita dalla sua bellezza, decide di portarla con sé e di curarla. Marie scopre la durezza e i pericoli della vita di strada, ma apprende anche  tutti i segreti della sottile arte del piacere, grazie alla quale sarà capace di sedurre uomini nobili e potenti, vicini, molto vicini a colui che un tempo le ha rubato la dignità, le ricchezze e l'amore del giovane di cui era segretamente innamorata.
Iny Lorentz è lo pseudonimo con cui firmano i loro romanzi Iny Klocke ed Elmar Wohlrath, una coppia di marito e moglie. La meretrice di Costanza è il loro primo romanzo e ha dato origine a una serie di grande successo in Germania con  milioni di copie vendute. Dai libri è stata tratta una trasposizione televisiva che ha realizzato 9.800.000 telespettatori.

lunedì 27 ottobre 2014

Crimine di Stato. La diffamazione dei Templari

Crimine di Stato
La diffamazione dei Templari
di Barbara Frale
pp. 192, € 10,00
Giunti, 2014
ISBN: 9788809797390

Agli inizi del Trecento, il secolo dei grandi processi politici, scoppia in Francia un caso che farà epoca: i Templari, il più potente ordine cavalleresco dell'Europa, sono processati e messi al rogo con la falsa imputazione di eresia e sodomia. In questa vicenda giudiziaria montata ad arte, la diffamazione si rivela un micidiale strumento al servizio di un ambizioso disegno di potere. Sarà il re Filippo il Bello a scatenare la feroce repressione che farà di lui un monarca assoluto e gli permetterà di sottrarre immense ricchezze ai Templari. La macchina accusatoria che spazza via l'ordine dei monaci-guerrieri è uno scandalo orchestrato da una sapiente regia e condotto da abili professionisti della comunicazione. Il medioevo anticipa le strategie politiche del mondo di oggi e si riflette nell'attualità.
Barbara Frale, storica del Medioevo, è Ufficiale presso l’Archivio Segreto Vaticano. Tra i suoi libri: «I Templari» (2007), «I Templari e la sindone di Cristo» (2009), «La sindone di Gesù Nazareno» (2009), «Andare per la Roma dei Templari» (2014).

sabato 25 ottobre 2014

Canossa. Il disincanto del mondo

Canossa
Il disincanto del mondo
di Stefan Weinfurter
pp. 288, € 22,00
Il Mulino, 2014
ISBN: 978-88-15-25276-0

«Là rimase per tre giorni davanti al portone del castello, dopo essersi spogliato di tutte le insegne regali, in misero abbigliamento, a piedi nudi e vestito di lana. Qui non smise di supplicare, molto piangendo e impetrando l’aiuto e il conforto della misericordia apostolica, fino a quando tutti i presenti… presero a intercedere in suo favore presso di noi… Spinti a cedere sia dall’insistente manifestazione del suo rimorso che dalle suppliche di tutti i presenti, lo abbiamo infine liberato dal vincolo dell’anatema e riammesso alla grazia della comunione, facendolo ritornare nel grembo di santa madre Chiesa»
Papa Gregorio VII
«Andare a Canossa»: ancora oggi, dopo mille anni, è l’icastica espressione con cui si descrive l’atto di riconoscersi in errore e chiedere perdono, a tal punto ha colpito l’immaginario «l’umiliazione di Canossa» subita da Enrico IV. Costretto nel gennaio del 1077 ad attendere per tre giorni sotto la neve di essere ricevuto da papa Gregorio VII, allora ospite di Matilde a Canossa, l’imperatrice ottenne infine la revoca della scomunica che gli era stata comminata. Momento culminante nella lotta per le investiture e cioè nel conflitto di poteri fra Impero e Papato, l’episodio è, come spiega questo libro raccontandone con chiarezza lo svolgimento su entrambi i fronti, un autentico punto di svolta. Il Papato, riuscendo a respingere l’ingerenza dell’imperatore nelle cose della Chiesa e ad affermare la propria indipendenza, avviava quella separazione fra potere religioso e potere politico che ha caratterizzato da allora in poi lo sviluppo della civiltà europea.
Indice:
Introduzione 
I. Canossa, un evento che ha scosso il mondo 
II. L'«unità del mondo» al tempo dell'imperatore Enrico III 
III. L'«unità del mondo» si rompe: Enrico IV e la guerra civile 
IV. I mutamenti nell'ordine sociale e nelle strutture del potere 
V. Roma e il papato prima di Gregorio VII 
VI. Papa Gregorio VII e la sua pretesa d'obbedienza «nell'intero orbe romano» 
VII. L'anno 1076: la solitudine del re e la «nuova religione» dei vescovi 
VIII. Buoni e cattivi: cambiamento dei valori, costrizione morale, nuovo ideale regio 
IX. La guerra dei re e la fine di papa Gregorio VII 
X. Il problema delle investiture e gli stadi del suo sviluppo 
XI. Il tradimento di Enrico V: l'«unità del mondo» si rompe di nuovo 
Conclusione 
Epilogo 
Note 
Carte 
Bibliografia 
Indice dei nomi
Stefan Weinfurter insegna Storia medievale nell’Università di Heidelberg.Tra i suoi libri: «Das Reich im Mittelalter» (2008) e «Karl der Grosse. Der heilige Barbar» (2013).

venerdì 24 ottobre 2014

Andare per l'Italia araba

Andare per l'Italia araba
di Alessandro Vanoli
pp. 144, € 12
Il Mulino, 2014
ISBN: 978-88-15-25204-3

La penisola reca, tracce profonde del suo rapporto col mondo musulmano (tanto arabo quanto turco), tracce perlopiù nascoste: la nostra ricerca comincerà da Palermo, per poi proseguire nelle terre di Campania, Puglia e Sicilia e arrivare sino a Venezia, la porta d'Oriente. Ci imbatteremo in una ricchissima "mescolanza mediterranea" - fatta di uomini, donne, viaggiatori, mercanti, ma anche di oggetti, spezie, cibi, gioielli, tessuti, libri, racconti, lingue, idee - che ha contribuito a forgiare eredità e tradizioni italiane. Un viaggio quasi millenario che non trascura la presenza odierna.
All’epoca della Palermo degli emiri, il mercato della Vucciria non esisteva: al suo posto vi era il mare e un porto ben più vasto di quello attuale. Accanto un lembo di terra, la Kalsa: una cittadella, destinata a ospitare uomini di rango e dotata di guarnigione militare, arsenale, uffici amministrativi, come pure due bagni pubblici e una moschea.
Alessandro Vanoli, storico medievista, è esperto di storia mediterranea. Per il Mulino ha scritto «La reconquista» (2009) e «La Sicilia musulmana» (2012).

giovedì 23 ottobre 2014

Roberto di Molesme e la fondazione di Cîteaux

Roberto di Molesme e la fondazione di Cîteaux
di Maria Gemma Tomaino
pp. 448, € 28,00
disponibile anche in versione ebook a € 16,00
Edizioni Nerbini, 2014
ISBN: 978-88-6434-082-1
Borgogna, 1098: un gruppo di monaci al seguito dell’abate Roberto abbandona definitivamente l’abbazia benedettina di Molesme, dopo una serie di tentativi vòlti a svincolarsi dai condizionamenti della realtà monastico-feudale del tempo, per edificare una nuova realtà spirituale, comunitaria e sociale ispirata alla Regula s. Benedicti e ai Padri del deserto. Nasce così il Nuovo Monastero nella località paludosa chiamata Cistercium, Cîteaux.
Al culmine di un serrato confronto tra le due comunità monastiche, che coinvolgono gli ambienti laicali ed ecclesiastici ad esse afferenti, un ordine di papa Urbano II intima infine a Roberto il ritorno a Molesme, causando una scia di polemiche protratta nel tempo.
Pertanto la figura del «capostipite» della generazione cisterciense, Roberto, lungi dall’essere rivestita dalla patina di una letteratura edificante (eccettuata almeno in parte la sua agiografia), si presenta al lettore odierno come l’oggetto di opposte interpretazioni a partire dal tempo della sua morte, fino ai nostri giorni.
Il presente volume intende fornire una ricostruzione e un’interpretazione della vicenda delle origini di Cîteaux nel contesto della riforma della Chiesa dell’XI secolo, attraverso un’originale rilettura delle fonti storiche e letterarie (tra cui testi rari o poco visitati) e uno studio sistematico del dibattito storiografico.
La figura di Roberto emerge in tal modo in tutta la sua complessità di uomo alla convergenza di due mondi.
Maria Gemma Tomaino, è dottore di ricerca in Filologia e Letteratura Latina Medievale presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane (Istituto di Studi Umanistici di Firenze). Attualmente svolge attività di ricerca nel settore medievistico e di insegnamento presso le scuole superiori di Firenze.

mercoledì 22 ottobre 2014

Federico Barbarossa e la battaglia di Monte Porzio Catone

Federico Barbarossa e la battaglia di Monte Porzio Catone
Lo straordinario piano militare del 1167
di Jennifer Radulović
pp. 206, € 18.00
Jouvence, 2014
ISBN: 978-88-7801-467-1

Migliaia di fanti, centinaia di cavalieri schierati all’orizzonte per muovere alle armi e la terribile consapevolezza di essere in minoranza. Un nobile a cavallo, vessilli alla mano, tra una morte virile e una gloriosa scelse il coraggio e mentre incitava i suoi all’attacco, si levarono canti cristianissimi. Il coraggio pagò e fu il trionfo. È questa la sintesi più appassionante delle fonti che narrano di quel 29 maggio 1167 in cui le milizie romane schierate con papa Alessandro III cedettero all’impeto travolgente delle esigue truppe dell’Imperatore, presso Monte Porzio Catone. Una sola grande discesa in Italia, un unico piano militare eccezionale per chiudere uno alla volta tutti i fronti: gli indisciplinati Comuni lombardi, lo spregiudicato imperatore bizantino, i facinorosi Normanni di Sicilia e un pontefice risoluto che non voleva cedere a un braccio di ferro apparentemente inesauribile. Aveva tutti contro Federico Barbarossa in quell’annata infuocata destinata a chiudersi con un colpo di scena, in una società bellicosa e aggressiva, fatta di macchine d’assedio, mura turrite e guastatori di professione. Questa è la storia di una delle più straordinarie operazioni strategiche di Federico Barbarossa. 
Jennifer Radulović (Milano 1978), storica medievista, archivista, è esperta di grandi battaglie in campo aperto e storia dell’Europa centrale e orientale. Ha recentemente curato l’edizione del Carmen Miserabile di Ruggero Apulo (Genova, 2013).

martedì 21 ottobre 2014

“Guerra santa” e conquiste islamiche nel Mediterraneo (VII-XI secolo)

“Guerra santa” e conquiste islamiche nel Mediterraneo (VII-XI secolo)
a cura di Marco Di Branco e Kordula Wolf
pp. 192, € 25,00
Viella, 2014
ISBN: 9788867283088

In seguito alle conquiste islamiche, il Mediterraneo diventò un fluido spazio di confine tra società musulmane e cristiane, contrassegnato da continui contatti e conflitti, intrecci e scambi, trasformazioni e tensioni.
Questo volume a più voci si propone di affrontare il tema del delicato passaggio che conduce dalla guerra di conquista islamica (ǧihād) alla creazione di strutture amministrative nei territori ­assoggettati, analizzando anche vari aspetti delle complesse dinamiche a esso inerenti.
Si prendono in esame alcuni importanti contesti mediterranei tra il VII e l’XI secolo: l’Egitto, il Maghreb, l’Andalusia, la Francia e l’Italia meridionale, le grandi isole. Lo scopo è quello di comprendere ancora meglio alcuni sviluppi e ­impatti dell’espansione musulmana, di affrontare le problematiche legate alla scarsità e all’interpretazione delle fonti e, non da ultimo, di invitare a guardare oltre l’orizzonte della propria disciplina.
Marco Di Branco, bizantinista e arabista, ha conseguito il dottorato in storia antica alla Sapienza-Università di Roma; si è specializzato alla Scuola Archeologica Italiana di Atene e presso l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente; dal 2010 è ricercatore presso l’Istituto Storico Germanico di Roma.
Kordula Wolf, ricercatrice in storia medievale, ha conseguito il dottorato alla Humboldt-Universität di Berlino; dal 2009 è membro dell’Istituto Storico Germanico di Roma.
Indice:
  • Kordula Wolf, Introduzione (p. 7)
  • Samir Khalil Samir, L’Apocalypse de Samuel de Qalamūn et la domination des Hagaréens (p. 17)
  • Marco Di Branco, Dalla guerra navale alla conquista delle grandi isole del Mediterraneo. Cipro, Rodi, Creta (p. 65)
  • Ann Christys, From ǧihād to diwān in two providential histories of Hispania/al-Andalus (p. 79)
  • Giuseppe Mandalà, Tra minoranze e periferie. Prolegomeni a un’indagine sui cristiani arabizzati di Sicilia (p. 95)
  • Marco di Branco, Kordula Wolf, Terra di conquista? I musulmani in Italia meridionale nell’epoca aghlabita (184/800-269/909) (p. 125)
  • Aldo A. Settia, «In locis qui sunt Fraxeneto vicina». Il mito dei Saraceni fra Provenza e Italia occidentale (p. 167)
  • Lutz Berger, Postface: Continuity and Change in the Early Medieval Mediterranean (p. 175)
  • Indici (p. 181)
    • Indice delle persone (p. 183)
    • Indice dei luoghi (p. 189)
  • Abstracts (p. 193)

lunedì 20 ottobre 2014

La Chiesa Rupestre di San Pietro De Morrone.

La Chiesa Rupestre di San Pietro De Morrone.
Scoperta e studio di un luogo di culto medievale nel Rione "Civita" di Matera
di Angelo Fontana e Raffelle Paolicelli
pp. 152, € 18,00
Edizioni Giannatelli, 2014

10 luglio 2013, durante un’escursione nel vecchio rione della Civita, incuriositi da un luogo abbandonato, Angelo Fontana e Raffaele Paolicelli si sono avventurati nell’esplorazione che ha permesso di scoprire un sito di culto medievale inedito e anonimo. Una chiesa rupestre scavata nella calcarenite, la pianta è irregolare, si sviluppa su una superficie di circa 109 mq e presenta due navate asimmetriche parallele tra loro. Alcune pareti sono decorate da pregevoli affreschi trecenteschi parzialmente ricoperti da intonaco che probabilmente li ha preservati per diversi secoli. La presente pubblicazione costituisce un primo esempio di studio approfondito a livello documentario se si tiene conto del fatto che sono stati impiegati 38 documenti, conservati in diversi fondi archivistici locali e non, di cui 27 risultano essere inediti. Tale preziosa documentazione, trascritta e riportata in appendice, copre un arco temporale di circa cinque secoli e ha permesso di dare un’intitolazione a una chiesa di cui si erano perse le tracce. Il primo documento che ha condotto gli studiosi alla identificazione della chiesa è datato 1623. Si tratta della visita pastorale del Mons. Fabrizio Antinori. La sua descrizione è, infatti, coincidente con le caratteristiche architettoniche che si rilevano attualmente sul posto. Interessante è stata anche la descrizione di una visita pastorale finora inedita, si tratta di quella di Mons. Vincenzo Giustiniani datata 1595, proveniente dall’Archivio Diocesano di Gravina di Puglia. A questi, si aggiungono altri documenti d’archivio che hanno permesso di collegare tra loro gli eventi e i vari passaggi di proprietà che si sono susseguiti. Tra i proprietari più illustri della chiesa di San Pietro de Morronibus è menzionato anche Pasquale De Cataldis, detto Tassiello, considerato uno dei mandanti che cinquecento anni fa, 29 dicembre 1514, commissionò l’uccisione del Conte Tramontano. Il testo è suddiviso in cinque capitoli: la contrada di San Pietro de Morronibus, la storia della chiesa, il beneficio, la chiesa rupestre con la descrizione della struttura architettonica e degli affreschi, la vita di Pietro del Morrone e la diffusione del culto. Sono presenti diverse illustrazioni che sono di ausilio per una maggiore comprensione del testo: foto attuali e d’epoca, piante, sezioni, prospetti, disegni e uno spaccato assonometrico. La struttura architettonica, così come si presenta oggi, versa in uno stato di abbandono e costituisce il risultato di svariate modifiche e adattamenti motivate dal cambio di destinazione d’uso subito dalla chiesa. Infatti nel 1701 la chiesa di San Pietro de Morronibus, ormai sconsacrata da anni, fu venduta e impiegata come cantina, prima, e come abitazione, dopo e fino al 1960 quando fu murata. Il libro è dedicato a due dei più valorosi e cari ricercatori della storia materana dell’ultimo cinquantennio: Mauro Padula e Mario Tommaselli.