domenica 29 maggio 2016

Dante e la filosofia

Dante e la filosofia
di Étienne Gilson
pp. 328, € 22,00
Jaca Book, 2016
ISBN: 978-88-16-41356-6

Nell’affrontare il pensiero dantesco Gilson evita di apporgli una comoda etichetta classificandolo tra le filosofie già costituite del tempo, si impegna piuttosto nel tentativo pienamente riuscito di comprenderlo secondo i tratti che gli sono singolari e unici. Per Gilson collocare storicamente il pensiero dantesco non significa ricondurlo al tomismo o all’averroismo, come si è maldestramente preteso, quanto invece mostrarne l’impianto teoretico originale e solidamente giustificato nei suoi propri principi in un continuo confronto con le principali e tra loro molto varie correnti filosofiche del tempo. Attraverso una penetrante disamina del Convivio, della Monarchia e della Commedia viene messa a fuoco l’idea dantesca fondamentale dell’armonia dei tre ordini: politico, filosofico e teologico. Armonia che per Dante si realizza soltanto attraverso il riconoscimento della completa autonomia, pur in una gerarchia di dignità, di ognuno dei tre ordini e del loro specifico ruolo assegnato dalla Provvidenza divina.
Étienne Gilson (1884-1978), filosofo cristiano francese e storico della filosofia medievale, è stato docente nelle università di Lille, Strasburgo, alla Sorbona e al Collège de France. Con le sue insuperate monografie sui principali pensatori del periodo ha contribuito in modo decisivo alla valorizzazione del Medioevo e della sua varietà di posizioni speculative. I volumi editi presso Jaca Book comprendono: Dante e la filosofia (1987, 19962, 2016); La teologia mistica di san Bernardo (1987, 19952); La filosofia di san Bonaventura (1995); Giovanni Duns Scoto (2008), Il tomismo (2011, 2015), cui va aggiunta la bellissima biografia di Laurence Kennedy Shook, intitolata Étienne Gilson (1991).

mercoledì 25 maggio 2016

Contro Ambrogio

Contro Ambrogio
Una sublime, tromentosa grandezza
di Franco Cardini
pp. 136, € 11,00
Salerno Editrice, 2016
ISBN: 978-88-6973-140-2

Ambrogio è, con Gerolamo e Agostino, il fondatore della Chiesa latina emersa, dopo Costantino, dal buio e dal sangue dell’era delle persecuzioni, assurta poi, con Teodosio al rango di unica religione ammessa nell’Impero. Arrivato a Milano con un prestigioso incarico di governo – secondo la tradizione, elevato a furor di popolo alla cattedra episcopale – trasferí nella sua funzione di vescovo il santo orgoglio che gli derivava dall’appartenere alla piú alta nobiltà dell’Urbe e impiantò con forza sul tronco dell’Impero, al posto della pax deorum che lo avrebbe eternamente protetto, la croce del Cristo. Fu inflessibile nel combattere eretici, ebrei e pagani; impose che l’ara della vittoria fosse tolta dall’aula senatoria; umiliò perfino il grande Teodosio ricordandogli che anche l’imperatore era membro della Chiesa ma non aveva il diritto né di guidarla, né di controllarla. Senza il fondamento del suo pensiero, forse, mai si sarebbe sviluppata una teoria egemonica del papato sulla Chiesa. Leggendo di lui, a volte ci si domanda dove fosse quella carità sulla quale peraltro ha saputo scrivere pagine bellissime. La sua grandezza fu davvero sublime e tormentosa.
Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale, ha insegnato nell’Università di Firenze, nell’Istituto Italiano di Scienze Umane (oggi confluito nella Scuola Normale Superiore) e presso L’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi; attualmente prosegue la sua attività d’insegnante e di ricercatore, incentrata anzitutto sui rapporti fra Europa cristiana e Islam. Nel volume Cristiani perseguitati e persecutori (Salerno Editrice 2011) ha posto con forza l’interrogativo circa il rapporto fra tolleranza e intolleranza, tra carità e persecuzione, all’interno della Chiesa cattolica.

martedì 24 maggio 2016

Castel del Monte

Castel del Monte
di Franco Cardini
pp. 152, € 12,00
Il Mulino, 2016
ISBN: 978-88-15-26469-5 

Una reggia, un monumento celebrativo, un luogo di culto? L’appassionante enigma di Castel del Monte sembra fare tutt’uno con la personalità di colui che lo fece costruire, Federico II: imperatore cristiano, illuminista ante litteram, tiranno politico e legislatore egualitario, cultore delle scienze ed esoterista. Nella vicenda dell’Italia meridionale e del suo distacco dal resto della penisola, un filo rosso collega la politica ipercentralista di Federico II, con la sua splendida architettura castellana,e l’assenza di un’autonomia urbana nel Mezzogiorno, matrice della futura diversità del Sud.
Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale nell’Istituto Italiano di Scienze Umane e Sociali/Scuola Normale Superiore, è Directeur de Recherches nell’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi e Fellow della Harvard University. Con il Mulino ha pubblicato «In Terrasanta» (2002), «Gerusalemme» (2012), «Quell’antica festa crudele» (2013),«Alle radici della cavalleria medievale» (2014), «Istanbul» (2014), «Andare per le Gerusalemme d’Italia» (2015) e «Onore» (2016).

lunedì 23 maggio 2016

Otranto 1480. Il sultano, la strage, la conquista

Otranto 1480
Il sultano, la strage, la conquista
di Vito Bianchi
pp. 328, € 22,00
Laterza, 2016
ISBN: 9788858124505
 
Nel 1480 l’impero ottomano era in prepotente espansione verso l’Europa e il Mediterraneo. Sulla sua traiettoria, l’Italia lacerata da congiure e lotte intestine fra le più splendide signorie rinascimentali. In questa storia c’è il sogno di un sultano affascinato dai fasti dell’antichità, che intende riunificare l’impero romano. Ci sono gli interessi della Repubblica di Venezia. Lorenzo il Magnifico, appena scampato alla congiura dei Pazzi. Un ex gran visir caduto in disgrazia. Le mire di dominio sulla Penisola del re di Napoli. Un pontefice che, mentre pensa alla decorazione della Cappella Sistina, briga per favorire i propri nipoti. Condottieri al servizio del miglior offerente, il coraggio dei Cavalieri di Rodi. Un grandioso mosaico che profetizza l’avvento del Male.
Alla fine della guerra di Otranto non ci saranno vincitori, se non la peste. Si cercherà di recuperare gloria almeno dai resti delle vittime, facendone dei ‘martiri della cristianità’, contro ogni evidenza e testimonianza. Su tutto, l’indifferenza del potere nei confronti degli umili, degli ultimi, degli inermi, costretti a pagare il prezzo delle altrui ambizioni.
Vito Bianchi, archeologo e scrittore, ha insegnato Archeologia all’Università degli Studi di Bari. Dedica buona parte dei suoi studi alle relazioni culturali, politiche e religiose fra l’Europa, il Mediterraneo e l’Oriente. Ha firmato per la collana “Medioevo Dossier” le monografie Il castello. Un’invenzione del Medioevo (2001) e L’Islam in Italia (2002) e ha pubblicato, tra l’altro: Sud e Islam. Una storia reciproca (2003); Viaggio tra i misteri. Culti orientali e riti segreti lungo l’antica via Traiana (2010); Dracula. Una storia vera (2011); Bari, la Puglia e Venezia (2013); Bari, la Puglia e l’islam (2014); Bari, la Puglia e la Francia (2015).
Leggi la recensione di Paolo Mieli sul Corriere della Sera del 17 maggio 2016.

venerdì 20 maggio 2016

Il Libre de Barlam et de Josaphat

Il Libre de Barlam et de Josaphat
e la sua tradizione nella Provenza angioina del XIV secolo
a cura di Anna Radaelli
pp. 316, € 40,00 (acquista online con il 15% di sconto)
Viella, 2016
ISBN: 9788867286355 

Della Storia di Barlam e Josaphat che ha affascinato il Medioevo, l’Occitania ha custodito un solo testimone, il manoscritto trecentesco Paris, Bibliothèque nationale de France, fr. 1049, prezioso anche per un piccolo ciclo iconografico (di cui questo volume offre la riproduzione fotografica) contenente una rara rappresentazione a piena pagina dell’albero dei sette peccati capitali e una prospettiva “a libro aperto” della bestia d’enfern dell’Apocalisse di san Giovanni.
Nella prima parte lo studio considera il manoscritto dal punto di vista codicologico, paleografico e storico-artistico. Successivamente si sofferma sulla devozione francescana-angioina, sul culto di Ludovico di Tolosa e sulle correnti spirituali che nel primo quarantennio del XIV secolo avevano percorso la Provenza, protette e tutelate da Roberto d’Angiò e Sancia di Maiorca. Nell’ultima parte si presenta l’edizione critica (la prima di questo fondamentale testo provenzale ad apparire in italiano e la prima in assoluto a studiare il codice nella sua interezza) del Libre de Barlam et de Josaphat con analisi linguistica, commento al testo e glossario.
Anna Radaelli si è specializzata nell’ambito della filologia trobadorica, interessandosi in particolar mondo di lirica in lingua d‘oc. Ha curato l‘edizione critica delle poesie di un esponente del tardo trobar, Ramon Gaucelm de Béziers, e del corpus di dansas provenzali del XIII secolo, con analisi comparativa della produzione oitanica contemporanea. Si è occupata della descrizione analitica del canzoniere trobadorico C (Paris, Bibliothèque Nationale, fr. 856) per la collezione «Intavulare» e dell‘edizione del frammento inedito Vb2 del Tristan en Prose antico francese.
Attualmente è collaboratrice del Projecte Corpus Digital de Textos Catalans Medievals II (Cançoners DB), Universitat de Girona, e partecipa come Consultant Researcher al progetto finanziato dall’Arts and Humanities Research Council (AHRC): Lyric Responses to the Crusades in Medieval France and Occitania, diretto da  Linda M. Paterson (University of Warwick). 

lunedì 16 maggio 2016

Eroi & Meraviglie del Medioevo

Eroi & Meraviglie del Medioevo
di Jacques Le Goff
traduzione di C. De Nonno
pp. 240, € 240
Laterza, 2016
ISBN: 9788858124833

Artù e il mago Merlino, Carlomagno e il Cid, Tristano e Isotta, Robin Hood e Rolando. Ciò che incontriamo tra le pagine splendidamente illustrate di questo libro è il meglio dell’immaginario medievale, parola del grande medievista Jacques Le Goff.
Eroi e meraviglie che sono vivi nella nostra fantasia e colpiscono ancora oggi la nostra immaginazione. La loro storia svela il magnifico mondo dei miti e dei valori del Medioevo così come è andato costruendosi, come è stato venerato, amato e poi tramandato ai secoli successivi. In questo potente serbatoio dell’immaginazione, nuovo campo di indagine che si apre agli studi, troviamo cavalieri valorosi e cortesi, figure storiche e leggendarie, fiabesche e soprannaturali. E ammiriamo insieme a loro il ‘meraviglioso’ che ha fatto sgranare gli occhi degli uomini e delle donne di ieri e ha affascinato le loro menti: inespugnabili castelli, grandiose cattedrali, strabilianti forze della natura.
Jacques Le Goff è stato tra i massimi storici del Medioevo. Dall’inizio della sua carriera non ha mai cessato di esplorare la mentalità medievale e ne ha profondamente rinnovato la storia. La lista delle sue opere e dei riconoscimenti internazionali ricevuti è impressionante. Per Laterza  ha diretto la collana “Fare l’Europa” e ha pubblicato la maggior parte dei suoi libri.

sabato 14 maggio 2016

Andare per l'Italia bizantina

Andare per l'Italia bizantina
di Giorgio Ravegnani
pp. 160, € 12,00
Il Mulino, 2016
ISBN: 978-88-15-26419-0

Tra Marche e Umbria si può ancora percorrere l’antico «corridoio bizantino», un itinerario suggestivo di recente riscoperto…
Nonostante le invasioni longobarde, unna, normanna, franca, gota la presenza bizantina in Italia è durata oltre cinque secoli. Queste pagine ci guidano attraverso le meravigliose testimonianze materiali che fra il 535 e il 1071 i bizantini, portatori di quella cultura greca che feconderà il grande slancio umanistico, lasciarono sull’intero territorio italiano. Un viaggio che si snoda dall’Istria a Venezia (formatasi per l’appunto sotto la dominazione bizantina nell’isola di Rialto), al Nord-Ovest (Milano, Genova), per soffermarsi sulla prestigiosa Ravenna e infine dispiegarsi nell’Italia centrale (Perugia, Roma), il Sud (Napoli, Salento, Matera, Calabria) e le isole (Messina, Palermo, Siracusa, Cagliari).
Indice: 
1. Venezia: dalla terraferma alla laguna 
2. Bisanzio nel nord-ovest: dalla Liguria alla Lombardia 
3. Al centro dell'Italia bizantina: l'esarcato ravennate 
4. Da Ravenna a Roma 
5. Bisanzio nel sud: dalla Campania alla Calabria 
6. I Bizantini in Sicilia e Sardegna 
Nota bibliografica
Giorgio Ravegnani insegna Storia medievale e Storia dell’Italia bizantina nell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Con il Mulino ha da ultimo pubblicato «Bisanzio e le crociate» (2011), «La caduta dell’impero romano» (2012), «Il doge di Venezia» (2013) e «La vita quotidiana alla fine del mondo antico» (2015).

giovedì 12 maggio 2016

L'architettura medievale in Italia (600 - 1200)

L'architettura medievale in Italia (600-1200)
di Carlo Tosco
pp. 376, € 25,00
Il Mulino, 2016
ISBN: 978-88-15-26344-5 

Nel tracciare la storia dell’architettura medievale italiana l’autore legge le trasformazioni del paesaggio monumentale alla luce dei grandi eventi storici e dello sviluppo politico-economico che le hanno condizionate. Ne emerge un quadro di grande ricchezza, che segue un percorso cronologico dal dominio longobardo all’età carolingia, dalla crisi della prima età feudale all’avvento dell’Impero germanico, dalla ripresa delle città al regno normanno nel Mezzogiorno. Al centro, la cultura dei territori, che ha segnato in profondità la storia delle regioni italiane, lasciando un patrimonio straordinario di edifici e di opere d’arte.
Indice
Premessa. Una storia senza stili 
I. Le due Italie: longobardi e bizantini 
II. L'identità latente dell'impero carolingio 
III. Crisi e ripresa dell'architettura 
IV. Il Mezzogiorno tra bizantini, arabi e longobardi 
V. L'Italia e l'impero tedesco: vescovi e abati committenti 
VI. Architetture del Mediterraneo tra Oriente e Occidente 
VII. Il policentrismo lombardo 
VIII. Le Venezie 
IX. Lo spazio tirrenico 
X. Geografie architettoniche dell'Italia centrale 
XI. Il dominio normanno: incontri di culture nel Mezzogiorno 
XII. Riforme monastiche 
XIII. Verso nuovi equilibri 
Indice dei luoghi
Carlo Tosco insegna Storia dell’architettura al Politecnico di Torino. Con il Mulino ha pubblicato anche «Il paesaggio come storia» (2007) e «I beni culturali» (2014).

martedì 10 maggio 2016

Sant'Agostino e la fine della cultura antica

Sant'Agostino e la fine della cultura antica
di Henri-Hirénée Marrou
A cura di: Costante Marabelli e Antonio Tombolini
pp. 584, € 33
Jaca Book, 2016
ISBN: 978-88-16-41342-9

Questo saggio rappresenta un’ampia analisi dell’attività intellettuale di un uomo della fine dell’antichità, degli ideali che cercava di realizzare in essa, degli elementi a sua disposizione, degli studi compiuti nella sua formazione, degli scopi, dei metodi e delle tecniche, messi in atto per compiere una trasformazione in senso cristiano dell’intelligenza. In Agostino si trovano condensate e articolate una molteplicità di esperienze intellettuali: dalla complicità con i quadri dell’eloquenza e dell’erudizione antica, si passa alla dimensione di una ricerca metafisica che, abbandonando l’ingenuo gnosticismo manicheo, si inoltra nella speculazione più pura della ragione e verità cristiana. Senza rinunciare mai allo studium sapientiae, Agostino sente acutissima l’esigenza di una scienza specificamente cristiana subordinata all’intelligenza delle Scritture e in funzione di un insegnamento delle verità rivelate: nasce così la definizione di tutte quelle regole che stanno alla base dello sviluppo medievale della teologia.
Henri-Irénée Marrou, storico francese della cultura e del cristianesimo antico, fu professore di storia antica a Montpellier (1940-41) e a Lione (1941-45), essendogli preclusa la Sorbona per il suo dichiarato antifascismo. Alla fine della guerra fu chiamato a Parigi. Membro dell’Institut de France (1967) e socio straniero dei Lincei (1970). Tra le sue opere edite da Jaca Book: Teologia della storia (1979, 2010) e Decadenza romana o tarda Antichità (1979, 2007), entrambi ristampati.

domenica 8 maggio 2016

Arduino e Guglielmo contro l'imperatore

Arduino e Guglielmo contro l'imperatore
a cura di Romolo Gobbi
fotografie di Fabrizio Lava
pp. 108, € 25,00
E2O Progetti, 2016 
ISBN 978-88-97816-27-0

In questo libro l’autore non risponde ma pone domande sulla sorte storica dei due protagonisti. Arduino venne scomunicato da Papa Silvestro II per l’uccisione del vescovo di Vercelli Pietro, nonostante l’intervento di Guglielmo a suo favore.  Perché dunque è stata posta una lapide sulla facciata della Cattedrale di Ivrea, nella quale si afferma che la scomunica ad Arduino è stata revocata? Forse, si è cercato così di levare dall’imbarazzo i discendenti delle famiglie nobiliari che vantano Arduino come loro antenato. Tra questi, i Valperga di Masino, nel cui castello è situata la tomba di Arduino, o i Savoia, che, pure loro vantavano di discendere dal primo Re d’Italia.
Quanto a Guglielmo, resta da chiarire  perché il grande riformatore religioso, con tanto di agiografia scritta da un suo monaco, Rodolfo il Glabro, non sia stato beatificato e la sua causa di beatificazione duri da circa mille anni.
Forse anche in questo caso possano essere state messe in campo questioni di opportunità, perché non si può fare santo uno che è stato sospettato di eresia per la professione di povertà e di uguaglianza assoluta del suo Ordine, i cui monaci dovevano vivere nell’imitazione della Chiesa degli Apostoli, mentre, per la sua professione di povertà assoluta, Francesco é diventato santo, duecento anni dopo.