sabato 17 febbraio 2018

Oggetti, reliquie, migranti

Oggetti, reliquie, migranti
La basilca ambrosiana e il culto dei suoi santi (386-972)
di Ivan Foletti
pp. 254, € 35,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Viella, 2018
ISBN: 9788867288465

La basilica ambrosiana di Milano, edificata per la prima volta negli anni di Ambrogio (374-397) e ricostruita radicalmente alla fine dell’XI secolo, è uno straordinario luogo di memoria e di presenza di oggetti e monumenti medievali.
Attraverso lo studio di alcune celebri opere in essa conservate, tra cui il sacello di San Vittore in Ciel d’Oro, l’altare d’oro e il ciborio di Sant’Ambrogio, il libro si propone di indagare l’interazione tra la topologia dell’edificio e i suoi oggetti, le reliquie attorno alle quali l’Ambrosiana è costruita, e la nozione di “migranti”. In altre parole si vuole analizzare come, sulla lunga durata, alcuni oggetti diventino riflesso delle reliquie, e la santità materiale che da essi deriva venga usata come strumento di esclusione e intrusione in un contesto etnico problematico.
Il volume presenta un ricchissimo apparato iconografico, frutto di un’apposita campagna fotografica.
Ivan Foletti insegna all’Università Masaryk di Brno. Si è perfezionato ed è stato assistente in storia dell’arte all’Università di Losanna. I suoi interessi scientifici si concentrano sulla nascita degli studi bizantini in Russia e in Occidente e sulle relazioni tra iconografia e liturgia in epoca paleocristiana.I suoi interessi scientifici si concentrano sulla nascita degli studi bizantini in Russia e in Occidente e sulle relazioni tra iconografia e liturgia in epoca paleocristiana.

venerdì 16 febbraio 2018

Tempo e preziosi

Tempo e preziosi
Tecniche di datazione per l'oreficeria tardoantica e medievale
a cura di Isabella Baldini e Anna Lisa Morelli
pp.216, € 20,00
Ante Quem, 2017
ISBN: 978-88-7849-125-0

I gioielli e i preziosi pongono spesso in archeologia problemi di inquadramento cronologico. Gli strumenti che si hanno a disposizione sono tuttavia molteplici: l’analisi dei dati archeometrici e geoarcheologici, lo studio attento della stratigrafia, l’indagine diagnostica sulla composizione dei materiali, la ricostruzione sperimentale delle tecniche di lavorazione, lo stile, l’esame di tutti gli elementi costitutivi di ciascun oggetto, rappresentano le diverse modalità di approccio di cui si avvale la ricerca. I contributi qui raccolti evidenziano come in questo tentativo di contestualizzazione sia indispensabile integrare in maniera interdisciplinare i diversi approcci e competenze.
Isabella Baldini, Anna Lina Morelli, Introduzione - Michele Asolati, I pendenti monetali del tesoro di Sidi bu Zeid (Libia): nuovi spunti cronologici sull’impiego dell’opus interrasile - Daniela Ferro, Vincenzo Fiocchi Nicolai, Ida Anna Rapinesi, Anna Candida Felici, Marco Aricò, Corredi aurei da una tomba della basilica di papa Marco sulla via Ardeatina a Roma - Jaime Vizcaíno Sánchez, “Vestido, comida y las demás cosas de la vida”. Elementos metálicos de indumentaria y adorno personal en los contextos tardoantiguos de Carthago Spartaria - Alexandra Hilgner, A short history of garnet. The development and chronology of the cloisonné style - Antonio Alberti, Monica Baldassarri, Tra oreficeria, numismatica e archeologia: una fibbia di tipo bizantino dalle tombe longobarde di Pisa - Alessandro Pacini, La fibula longobarda dell’Arcisa. Contributo tecnologico alla datazione - Assunta Petrazzuolo, Contesti e cronologia di oggetti di ornamento personale tardoantichi della Campania: alcune riflessioni - Isabella Baldini, Il tempo a tavola nel tesoro di argenterie da Classe - Giovanna Bianchi, John Mitchell, Datare un gioiello medievale nel contesto di una indagine archeologica: il caso della fibula di Montieri (Gr).

giovedì 15 febbraio 2018

Prima di Amerigo

Prima di Amerigo
I Vespucci da Peretola a Firenze alle Americhe
di Claudia Tripodi
prefazione di Luciano Formisano
pp. 279, € 30,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Viella, 2018
ISBN: 9788867288977

Se alla fine del Quattrocento i riflettori non si fossero accesi sul navigatore Amerigo, la famiglia Vespucci, forse, avrebbe attirato solo modestamente l’interesse degli storici finendo per rimanere nascosta tra le pieghe della documentatissima storia di Firenze. D’altra parte è ragionevole supporre che, in assenza di Amerigo, l’interesse degli studiosi avrebbe finito per concentrarsi su alcuni Vespucci dal curriculum più significativo di altri nella Firenze medicea.
è di questi Vespucci che non conobbero il Nuovo Mondo e che pure lasciarono il loro segno in uno dei centri più dinamici del vecchio, che si occupa questo libro: i Vespucci di cui Amerigo con la sua impresa, probabilmente, potè oscurare la fama, ma anche i soli che, forse, sarebbero stati in grado in sua assenza di assicurare alla casata una certa notorietà.
Attraverso l’analisi di materiale documentario inedito il libro ricostruisce l’alveo entro cui la famiglia, inurbandosi da Peretola, gettò le basi della sua presenza a Firenze, rivelando al suo interno, oltre che una familiarità col mondo mercantile, con i commerci e con la navigazione, anche una forte predisposizione per la carriera politica.

mercoledì 14 febbraio 2018

S. Elia di Monte Santo

S. Elia di Monte Santo
Il primo cenobio benedettino della Sardegna tra storia, arte e devozione popolare
a cura di Giovanni Strinna e Giuseppe Zichi
pp. 225, € 34,00
All'Insegna del Gigio, 2017
ISBN: 9788878148208

Nel 1065 i giudici di Torres donavano all’ordine di San Benedetto le chiese di S. Maria di Bubalis e S. Elia di Monte Santo con l’intero monte, costituendo così la dotazione del primo cenobio cassinese dell’isola. Quel gesto significava la loro fedeltà al papa e il loro schierarsi dalla parte della riforma ecclesiastica. Il loro diploma di donazione, ancora oggi conservato a Montecassino, costituisce il più antico documento scritto del Medioevo sardo, ma la vicenda ci è testimoniata anche nelle suggestive pagine della Chronica Casinensis di Leone Marsicano. I nomi delle chiese di S. Elia e S. Maria, presso l’attuale Siligo, vennero incisi assieme a quelle degli altri beni posseduti dai Cassinesi sul portone bronzeo del monastero laziale, come ad affermarne l’eterna stabilità. Il presente volume, che raccoglie saggi di specialisti di diverse discipline, descrive il territorio di Monte Santo e le sue chiese dalla fase di età bizantina fino a quella tardo-medievale, con un’incursione nella storia otto-novecentesca relativa alle dispute per la gestione della festa campestre di Sant’Elies.
L'opera, arricchita da un ampio apparato fotografico, raccoglie 12 contributi di studiosi delle due università sarde (storici, archeologi, filologi, archivisti e storici dell’arte) e della Soprintendenza archeologica della Sardegna e ricostruisce la storia plurisecolare dei santuari di S. Elia di Monte Santo, S. Maria di Bubalis e S. Eliseo, che furono la dotazione del primo monastero benedettino della Sardegna.
I saggi coprono un arco cronologico che va dalla fase di età bizantina all’età tardo-medievale, ma dà spazio anche ad alcune vicende più recenti, quelle che riguardano la gestione e lo svolgimento della festa tradizionale di Sant’Elies, che ancora ai nostri giorni richiama un gran numero di pellegrini, e alle possibili prospettive del turismo culturale e religioso nel territorio di Monte Santo.

martedì 13 febbraio 2018

Un borgo nuovo angioino di Terra d'Otranto: Francavilla Fontana (secc. XIV-XV)

Un borgo nuovo angioino di Terra d'Otranto: Francavilla Fontana (secc. XIV-XV)
di Luciana Petracca
pp.280, € 35,00
Congedo Editore, 2017
ISBN: 9788867661831 
 
L’attenzione per le comunità cittadine del Mezzogiorno bassomedievale è una delle prospettive d’indagine che più radicalmente ha rinnovato negli ultimi anni gli studi della medievistica meridionale, impegnata a recuperare il ritardo rispetto al resto dell’Italia nelle ricerche di storia urbana. Ciò nonostante, rimangono in ombra i centri minori (spesso infeudati), a vocazione prevalentemente agricolo-pastorale, tanto quelli di antica origine quanto quelli di più recente fondazione, base portante del reticolato insediativo del Regno, ma privi della dignità di civitas, perché non sedi di cattedra vescovile. Tale situazione, in alcuni casi, non fu tuttavia di ostacolo all’esprimersi di una spiccata vivacità e dinamicità sotto il profilo sociale, economico e politico.
In questa chiave, il presente lavoro prende in esame una delle tante comunità urbane “minori” del principato di Taranto, Francavilla Fontana (oggi in provincia di Brindisi), fondata agli inizi del XIV secolo lungo l’antico tracciato della via Appia-Traiana. Le sue vicende storiche, socio-politiche ed economiche, oltre a favorire l’approfondimento del tema delle comunità rurali del Mezzogiorno tardomedievale, offrono l’opportunità di seguire il fenomeno dei borghi nuovi in una provincia periferica del Regno.
Il percorso evolutivo è stato indagato sia attraverso la ricostruzione dei processi di diserzione, parziale o totale, da cui furono investiti gli insediamenti contermini favorendo la crescita demografica ed urbana di Francavilla, sia attraverso le fasi più significative del rapporto tra comunità e signore feudale, e tra comunità e corona. La ricerca condotta sulle pratiche politiche delle élites locali, espressione del “protagonismo civico”, si avvale della necessaria riflessione sulle dinamiche aggregative della società urbana meridionale e sulle relazioni di potere sulla terra, ambito di più stretta pertinenza dell’analisi giuridica ed economica.
Luciana Petracca è ricercatrice di Storia Medievale presso il Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo dell’Università del Salento, dove insegna Storia Medievale, Didattica della Storia e Laboratorio di Storia presso i Corsi di Laurea in Scienze della Formazione Primaria e in Educatore Socio-culturale. Si occupa in prevalenza di storia degli ordini religioso-militari e di alcuni temi di storia sociale, economica e culturale del Mezzogiorno d’Italia tra XIII e XV secolo. È autrice di vari articoli e dei seguenti volumi: Anagrafe matrimoniale e strategie di parentela. Il “Matrimoniorum liber primus (1577-1596)” della Parrocchia Cattedrale di Nardò (Galatina 2002); Giovanniti e Templari in Sicilia, II (Galatina 2006); Quaterno de spese et pagamenti fatti in la cecca de Leze (1461/62), (Roma 2010); Gli inventari di Angilberto del Balzo, conte di Ugento e duca di Nardò. Modelli culturali e vita di corte nel Quattrocento Meridionale (Roma 2013).

lunedì 12 febbraio 2018

1317 - Una città e il suo diritto: Merano nel Medioevo

1317 - Una città e il suo diritto: Merano nel Medioevo
a cura di  Gustav Pfeifer
pp. 528, € 39,00
Edizioni Athesia, 2018
ISBN: 978-88-6839-331-1
 
L'ultima opera esaustiva sulla storia cittadina di Merano è stata data alle stampe nel lontano 1889. Per ovviare a questa mancanza la Città di Merano ha colto l'occasione del settecentesimo anniversario del privilegio, con cui l'11 giugno 1317 Enrico di Carinzia-Tirolo sancì per la prima volta in forma sa cucritta il suo ordinamento civico, per festeggiare e riflettere sul proprio passato in un convegno internazionale. Gli organizzatori - l'Archivio storico comunale di Merano e l'Archivio provinciale di Bolzano - infatti considerano questa particolare attenzione al passato medievale della città un importante passo per dare alle meranesi e ai meranesi uno strumento che consenta loro di riappropriarsi di un pezzo importante della propria città. Benché gli atti del convegno qui presentati non siano una riscrittura organica della storia della città, pur tuttavia il volume offre importanti strumenti d'analisi e chiavi di lettura in merito a un periodo della storia cittadina che ha forgiato e forgia tuttora la città di Merano molto più di quanto comunemente non si creda.

domenica 11 febbraio 2018

Viterbo e le sue torri

Viterbo e le sue torri
di Noris Angeli
€ 18,00
Archeoares, 2018
ISBN: 9788899822200
 
Emblema stesso del potere ed essenziale elemento di autorappresentazione della classe egemone, la torre costituisce, nelle sue diverse forme e funzioni, uno dei tratti distintivi del paesaggio urbano delle città medievali dell’Italia centrale.
Ciò vale anche per Viterbo, il cui panorama era – ed è tuttora – caratterizzato dalla presenza delle torri: quelle disposte lungo il perimetro delle mura civiche erette tra la fine dell’XI e la seconda metà del XIII secolo; quelle erette dal Comune in punti strategici del suburbio con funzioni di avvistamento e di controllo sulla viabilità di accesso alla città; le torri e le casetorri appartenenti all’aristocrazia cittadina, che punteggiavano, con maggiore o minore densità, buona parte dell’area urbana.
Nonostante i crolli, le demolizioni e le “scapitozzature” che hanno interessato, già in età tardomedievale, molte torri appartenenti alle residenze nobiliari, numerose strutture rimanevano integre o comunque ben riconoscibili ancora nella piena età moderna, sebbene ormai sostanzialmente prive della funzione militare per cui erano state originariamente concepite ed adibite agli usi più diversi, frequentemente come colombaie. Intorno alla metà del XVII secolo, Domenico Bianchi ne contava circa duecento (hebbe dal suo principio molte Torri, sì come a questo dì d’hoggi apertamente si scorge in lei esserne moltissime, fatte con molto artificio di pietre squadrate altissime ed alcune con molta proportione hanno le Cortine, che in altezza conveniente le circondano): un numero non verificabile nella sua esattezza, ma che aiuta comunque a comprendere quanto questi apparati continuassero ad essere considerati una presenza viva e anche uno degli elementi più simbolici del prestigio della città. La veduta a volo d’uccello di Viterbo disegnata da Tarquinio Ligustri nel 1596 ne offre certamente la più efficace e realistica rappresentazione.
Anche per questo motivo, colpisce che le torri urbane viterbesi – tanto quelle delle mura civiche, quanto quelle, ancora numerose, conservate nel tessuto urbano – non siano state finora oggetto di uno studio organico finalizzato a precisarne la cronologia e a definirne le caratteristiche tipologiche.

sabato 10 febbraio 2018

La nemica del Re

La nemica del Re
di Candace Robb
pp. 516, € 19,50
Piemme, 2018
ISBN: 978-88-566-4037-3

Era il 1340 quando una giovanissima Giovanna di Kent, cugina di Edoardo III e futura principessa di Galles, segue per la prima volta il suo cuore: contraendo un matrimonio clandestino con Thomas Holland, che diverrà conte di Kent. Ma il re Edoardo ha altri progetti per lei. Impegnato a traghettare l'Inghilterra in una sanguinosa guerra, la lunga battaglia dinastica per il trono di Francia che si trasformerà nella Guerra dei Cent'anni, negozia per lei le nozze strategiche con William Montagu, secondo conte di Salisbury, in grado di fornire supporto e aiuti all'esercito del re. Ma Giovanna, ancora tormentata dagli incubi che le ricordano la terribile esecuzione di suo padre per le mani dello stesso re, non ha intenzione di accettare la decisione di Edoardo, e non si rassegna al destino di dover sposare un uomo che non ama. E quando Thomas tornerà dalla Francia, dove anche lui ha combattuto la sua battaglia, non temerà il giudizio del re, né di chiunque altro, nel tornare dall'uomo cui aveva fatto la sua promessa. Ma la vita ha in serbo ancora altre sorprese per lei….
Una grande storia di amori, promesse e fedeltà eterna tra gli intrighi e i tradimenti della labirintica corte di Edoardo III, e una straordinaria figura di donna emancipata e indipendente, che non ha paura di seguire il proprio cuore.
Candace Robb è nata e vive negli Stati Uniti.
Appassionata studiosa di storia e letteratura medievale, è un'autrice nota in tutto il mondo, da molti considerata la più degna erede di Ellis Peters. I suoi thriller ambientati nel Medioevo sono infatti dei bestseller, che in Italia hanno venduto oltre seicentomila copie.
Piemme ha pubblicato sia la trilogia che ha per protagonista Margaret Kerr, ambientata nella Scozia del XIII secolo, sia "I misteri di Owen Archer": la serie che racconta le indagini del famoso investigatore ante litteram nella York del Trecento.

venerdì 9 febbraio 2018

Paesaggi artificiali a Venezia

Paesaggi artificiali a Venezia
Archeologia e geologia nelle terre del monastero di Sant’Ilario tra alto Medioevo ed Età Moderna
di Cecilia Moine, Elisa Corrò, Sandra Primon
pp. 230, € 40,00
All'Insegna del Giglio, 2017
ISBN: 9788878147768

Questo volume si propone di narrare la storia di un territorio, a cavallo tra terraferma e laguna, affacciato sul centro storico veneziano, nel cui cuore sorgeva il cenobio dei Santi Ilario e Benedetto, le cui alterne fortune rappresentano un filo conduttore per la narrazione.Il protagonista di questa ricerca è dunque il paesaggio e le reazioni uguali e contrarie che hanno caratterizzato nei secoli la relazione tra l’uomo e l’ambiente. Il monastero perduto dei dogi, devastato dalle piene brentane, ha attirato la curiosità di numerosi studiosi, tanto da rendere difficile un elenco esaustivo di quanti si sono occupati di questa materia. Argomenti quali, le origini di Venezia, le trasformazione del paesaggio lagunare, l’idraulica della Serenissima e l’archeologia del XIX secolo, convergevano immancabilmente su questo sito. Questo volume è quindi anche un tentativo di ricomposizione delle ricerche del passato, messe al servizio della ricostruzione del paesaggio.Il testo esordisce con un punto di vista geologico e geomorfologico, dedicando particolare attenzione, oltre ad una sintesi del noto, ai punti che si sono rivelati nodali per la ricostruzione dell’area in epoca medievale. Prosegue quindi con una sintesi delle modifiche ambientali e insediative tra alto Medioevo ed epoca moderna alla luce delle fonti scritte. Quindi l’attenzione si sposta sul sito di Sant’Ilario, partendo dagli sterri ottocenteschi, e procedendo con i risultati recenti dell’archeologia stratigrafica, dalle ricognizioni di superficie ai saggi di scavo, alle sintesi geoarcheologiche. Il capitolo conclusivo si propone come un momento di riflessione sulla storia di Sant’Ilario attraverso i risultati di questa ricerca, che si auspica rappresentino un punto di partenza, e non di arrivo, per la conoscenza del paesaggio dell’area veneziana.

giovedì 8 febbraio 2018

L'Europa nel Medioevo

L'Europa nel Medioevo
di Chris Wickham
pp. 472, € 34,00
Carocci, 2018
ISBN: 9788843089963

Pochi periodi storici hanno suscitato, fra gli studiosi così come fra la gente comune, interessi e giudizi contrastanti come il Medioevo. Il libro di Chris Wickham – fra i più importanti medievisti a livello internazionale – getta uno sguardo nuovo sulla storia del continente europeo fra il 500 e il 1500, facendo piazza pulita dei tanti luoghi comuni che nel tempo hanno finito per incrostarsi su questi dieci secoli. Il grande merito di Wickham consiste nel saper raccontare la storia in modo vivace e nel far parlare al lettore di oggi fatti, persone e documenti lontani nel tempo e spesso estranei alla sensibilità contemporanea.
Il filo conduttore di questo libro è il cambiamento. Ciò che siamo soliti chiamare “periodo medievale”, o “Medioevo”, durò un migliaio d’anni, dal 500 al 1500: alla sua fine l’Europa, oggetto di questo libro, risultava un luogo ben diverso da quel che era stato al suo inizio. Al principio infatti a dominare era l’impero romano, che unificò metà del continente europeo separandolo però bruscamente dall’altra metà; mille anni dopo l’Europa aveva assunto la complicata struttura che ha mantenuto sin da allora, con la maggior parte degli attuali Stati già in qualche modo riconoscibile. L’obiettivo di questo libro è mostrare come sia avvenuto tale cambiamento, insieme a molti altri, e quale importanza abbia avuto, senza tuttavia concentrarsi su quelli che ne furono gli esiti. Molti medievisti si sono occupati delle origini di questi “Stati-nazione” o di altri aspetti di ciò che considerano come parte della “modernità”, e per costoro sono proprio gli esiti a rivestire di significato l’intero periodo: io credo invece che un approccio simile costituisca un grave errore. La storia non è teleologica, ovvero, lo sviluppo storico non si dirige verso, ma viene da una determinata situazione; inoltre, per quel che mi riguarda, il periodo medievale – così pieno di energie – è interessante di per sé e non ha bisogno di essere convalidato da qualsivoglia sviluppo successivo.
Chris Wickham è stato dal 1977 al 2005 lecturer e poi professore di Storia medievale all'Università di Birmingham; nel 2005 è stato nominato Chichele Professor di Storia medievale a Oxford.